L’egittologo triestino Joseph Passalacqua

L’egittologo triestino Joseph Passalacqua

Joseph Passalacqua, ai più ancora sconosciuto, è in realtà uno dei protagonisti della storia europea ottocentesca, avendo egli lasciato importanti contributi all’egittologia e alla papirologia.

La gioventù di Joseph Passalacqua a Trieste

Nacque a Trieste nel mese di febbraio del 1797, un mese prima dell’arrivo delle truppe francesi comandate da Napoleone. Fu battezzato nella chiesa di Sant’Antonio Taumaturgo dai genitori Pietro, migrato dalla città natia di Messina, e Regina Marchetti. La sua prima abitazione si trovava in contrada delle Torri, oggi via San Lazzaro, mentre qualche anno più tardi la famiglia Passalacqua si trasferì in contrada S. Pelagio, oggi via Cesare Battisti.

Trieste 1828 - Dettaglio carta - Residenza Passalacqua
La prima residenza di Joseph Passalacqua, evidenziata in una carta antica di Trieste.

Come ricorda l’Osservatore Triestino, un giornale di quegli anni, il padre Pietro era un «onorato negoziante di generi di Sicilia» (questa notizia è confermata dalla documentazione presente negli archivi triestini, grazie alla quale sappiamo anche che gli articoli principali del negozio erano i limoni importati da Messina). Fin da bambino Joseph affiancò il padre nel negozio e «nella sua giovinezza non fu che dedicato al commercio».

Nel 1820, in seguito alla chiusura del negozio del padre a causa della pressione fiscale francese e del Blocco Continentale, il giovane Joseph decise di cercare altrove fortuna, sfruttando le sue abilità di venditore: egli abbandonò Trieste, sbarcò in Egitto e per alcuni mesi svolse l’attività di mercante di cavalli, senza però ottenere buoni risultati. Ebbe poi l’intuizione di raccogliere le antichità egizie, per arricchirsi più di quanto avrebbe fatto continuando la professione del mercante.

Gli scavi di Joseph Passalacqua in Egitto

Dopo aver ottenuto il permesso del pascià, condusse scavi archeologici presso le necropoli di Menfi, Ermopoli, Abido e Tebe. La sua scoperta più importante avvenne il 4 dicembre 1823, quando a Tebe portò alla luce una camera sepolcrale intatta, mai violata dai saccheggiatori di tombe, né dalle truppe napoleoniche della spedizione avvenuta in quei luoghi pochi anni prima. In breve tempo mise da parte una collezione senza pari in Europa; essa era costituita da mummie, collane, scarabei, medaglie, papiri, statuine, frutta, strumenti rurali e molti altri oggetti.

Scavi in Egitto

Inizialmente egli non fu molto diverso dai razziatori di tombe, ma ben presto divenne antiquario e studioso della cultura egizia; inoltre non si limitava a raccogliere oggetti di interesse artistico, ma accumulava anche reperti di interesse botanico, mineralogico, zoologico, chimico, papirologico ed epigrafico. Appartenevano alla sua collezione i frutti di un tipo di palma egiziana allora ancora sconosciuta dai botanici, che fu battezzata Areca Passalacquae dal botanico Carl Kunth come segno di riconoscimento.

Il soggiorno parigino di Joseph Passalacqua

Nel 1826 Joseph Passalacqua abbandonò l’Egitto e con parte della sua raccolta di antichità egizie si trasferì a Parigi, avendo l’intenzione di venderla al museo del Louvre. La collezione fu esposta nella Galerie Vivienne all’incirca per un anno, destando grande interesse nel pubblico.

Catalogue di Joseph Passalacqua
Frontespizio del Catalogue di Joseph Passalacqua (Parigi 1826).

A Parigi Passalacqua collaborò con importanti studiosi, come i fratelli Champollion che, tra le varie cose, si occupavano dell’apertura e dell’esame delle mummie della sua collezione durante sedute, alle quali partecipavano altri studiosi e presenziavano funzionari francesi e stranieri. Fu in occasione di una di queste sedute che ebbe l’intuizione di ricavare i papiri scritti dal cartonnage di mummia.

La nota egittologa triestina Medea Norsa così ha definito il cartonnage:

«Evidentemente quando, per essere trascorso un dato numero di anni, scadeva la validità di documenti e registri, gli scarti degli uffici pubblici passavano al fabbricatore di involucri di mummia a buon mercato. Il cartonnage aveva lo spessore di 3 o 4 fogli di papiro incollati uno sull’altro, e ricoperti esternamente da un sottile strato calcareo dipinto a vari colori, secondo il rito».

Grazie a Passalacqua d’allora in avanti si usò smontare il cartonnage per trarre preziose informazioni sulle mummie e sulla cultura egizia.

La direzione del Museo Egizio di Berlino

Nonostante gli studiosi consigliassero l’acquisto di tale pregiata collezione, unica in Europa, il Governo francese si rifiutò di comprarla. Il grande esploratore Alexander von Humboldt allora ne suggerì l’acquisto al re di Prussia Federico Gugliemo III, che non esitò a dargli retta, offrendo a Passalacqua 100.000 franchi e il posto di direttore nel nuovo Museo Egizio di Berlino, costruito appositamente per accogliere quelle antichità egizie.

Federico Guglielmo III
Ritratto equestre di Federico Guglielmo III di Franz Krüger (1831).

Joseph Passalacqua dunque fu un uomo eccezionale: arrivato in Egitto come mercante di cavalli, ben presto divenne un egittologo, che studiò personalmente i reperti archeologici nel loro contesto originale, incrementando e migliorando di giorno in giorno le sue conoscenze in materia, finché i suoi sforzi furono ripagati in occasione della fondazione del Museo Egizio, di cui divenne l’indiscusso direttore per tutta la sua vita.

Per approfondire su Joseph Passalacqua

Maggiori informazioni si trovano nell’articolo Giuseppe Passalacqua (Trieste 1797 – Berlino 1865): una nota biografica, pubblicato nel periodico «Analecta Papyrologica» nr. 21-22 (2009-2010), disponibile alla lettura nel sito web del Centro Papirologico “Medea Norsa” oppure su www.academia.edu. Questo articolo non contiene le ultime scoperte su Joseph Passalacqua, che sono state pubblicate recentemente in «Aegyptus» nr. 97 (2017). Per maggiori informazioni sulle indagini più recenti, si veda l’articolo: Nuovo contributo sull’egittologo Joseph Passalacqua.

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