Aulo Cornelio Celso: un medico dell’antica Roma

Aulo Cornelio Celso: un medico dell’antica Roma

La medicina a Roma fino ad Augusto

I primi medici che esercitarono a Roma furono di origine greca. Per molti secoli i Romani si erano affidati a rimedi popolari e a pratiche superstiziose.

Catone il Censore consigliava il cavolo come rimedio per ogni tipo di disturbo: cavolo per aiutare la digestione, perché, in linea teorica, ingerito crudo prima dei pasti, permetteva di mangiare e bere a volontà, senza che si provasse alcun senso di pienezza; cavolo per stimolare il vomito, se usato come ingrediente base di un intruglio, la cui preparazione è minuziosamente da lui stesso descritta; cavolo per stimolare la diuresi; cavolo per prevenire praticamente tutte le malattie; cavolo per curare la dissenteria, le ulcere, i tumori, i cancri, le lussazioni, i dolori di ogni genere, e così via (Cato Agr. 157-158). Il cavolo di Catone, economico e di facile reperibilità, era uno dei rimedi popolari a cui potevano ricorrere gli antichi Romani: questo fa capire a quali livelli si trovava la medicina romana del II secolo a.C. e perché gli esperti medici greci furono ben accolti.

Il primo grande medico che si stabilì a Roma fu Asclepiade di Bitinia, nel I secolo a.C.: non si sono conservati i suoi scritti, ma abbiamo alcuni frammenti, per esempio nell’opera di Celso, con i quali è possibile ricostruire che le sue cure consistevano in dieta, massaggi, ginnastica, bagni e non prevedevano farmaci.

Il medico romano Celso e la sua opera

Il primo medico romano di una certa rilevanza fu, nell’età di Tiberio, Aulo Cornelio Celso, che compose il De re medica in otto libri, che sono gli unici sopravvissuti di un vasto manuale enciclopedico, in cui egli aveva raccolto anche nozioni di agricoltura, arte militare, oratoria, filosofia e giurisprudenza. Il carattere eterogeneo dell’opera nascondeva il progetto di Celso di sistemare tutto lo scibile in un’unica raccolta, allo stesso modo di come successivamente venne fatto da Plinio il Vecchio con la sua Naturalis historia; Celso mise assieme discipline pratiche e discipline teoriche, dimostrando grande coraggio in un periodo in cui la letteratura scientifica romana stava appena iniziando a diffondersi (si considerino, per esempio, anche la produzione di Vitruvio, qualche tempo prima, e di Columella, qualche tempo dopo), combattendo la tradizione del poema didascalico.

Celso
Aulo Cornelio Celso

Il De re medica, dunque, non era un trattato di medicina vero e proprio al pari, per esempio, di quelli galenici: il fine era più che altro la divulgazione della conoscenza medica, e non l’insegnamento rivolto ai giovani colleghi; in esso, comunque, Celso rivela notevoli conoscenze in campo terapeutico, dimostrando per questo di essere stato un medico di professione.

Contenuto dell’opera

Nel De re medica Celso si preoccupa di descrivere quali sono le regole generali da seguire per mantenere la salute, nel caso dell’uomo già perfettamente sano, o per migliorarla, nel caso dell’uomo che ha qualche disturbo fisico.

Uno dei fattori maggiormente influenti sulla salute è il cibo, quindi nei primi capitoli del primo libro fornisce subito diverse indicazioni, utili per sapere come ci si deve comportare correttamente a tavola. Entra, poi, maggiormente nel dettaglio e spiega quanto e quale cibo si può ingerire per non danneggiare la salute, considerando anche l’influenza di stato fisico e fattori esterni come le stagioni, e quando sia giusto digiunare o vomitare. Nei capitoli che seguono, la spiegazione si fa ancora più dettagliata, perché precisa quali cibi e bevande si possono assumere e quali si devono evitare nel caso di alcune patologie, come per esempio il mal di testa: i regimi davvero restrittivi sono riservati, quindi, ai soli ammalati.

Per tutte queste indicazioni mediche, l’opera di Celso ci aiuta a capire come la medicina dell’epoca potesse influire sulle scelte quotidiane relative al cibo; ci offre inoltre esempi di regime proposto al paziente affetto da qualche patologia, mentre ci mostra come si consigliasse semplicemente l’autodisciplina all’individuo sano.

Vedi anche l’articolo correlato: La dieta perfetta secondo il medico romano Celso.


L’articolo è tratto dalla tesi di laurea magistrale “Il sistema ‘cibo’ nell’impero romano: pratica e ideologia” (pagg. 71-72) di Pamela Tedesco.

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