La dieta perfetta secondo il medico romano Celso

La dieta perfetta secondo il medico romano Celso

Del medico romano Aulo Cornelio Celso si è già parlato in un articolo precedente (Aulo Cornelio Celso: un medico nell’antica Roma), a cui si rimanda per comprendere come la sua opera rappresentò una novità. Prima di lui, infatti, i medici erano stati tutti di origine greca ed erano giunti a Roma in tempi puttosto recenti (I secolo a.C.). Prima ancora i Romani si erano affidati a rimedi popolari (come nel caso del cavolo che veniva usato per curare ogni tipo di malanno) o a pratiche superstiziose.

Celso scrisse il De re medica, in cui diede precise indicazioni su come doveva essere la dieta dell’uomo e della donna che vivevano in città, non soltanto consigliando alcuni cibi in particolare, ma anche suggerendo di svolgere attività fisica.

Autodisciplina a tavola

Secondo Celso, l’uomo che gode di ottima salute (sanus homo) non deve imporsi delle regole precise, né ha il bisogno di ricorrere al medico per farsi consigliare una dieta restrittiva. Tutto ciò a cui deve stare attento si riduce al semplice autocontrollo verso gli eccessi. Deve restare attivo ed evitare il riposo assoluto, spesso consigliato dagli altri medici. La pigrizia infatti è dannosa, dice Celso, perché indebolisce il corpo e accelera l’invecchiamento, mentre la sopportazione delle fatiche conferisce robustezza al corpo e prolunga la giovinezza.

banchetto

L’uomo sano può mangiare di tutto e può partecipare ai banchetti, ma senza esagerare e finché riesce a digerire bene. Anche l’attività sessuale gli è concessa, finché non gli provoca dolore o debolezza.

Insomma, gli uomini perfettamente sani (firmi) non devono rinunciare a niente: devono semplicemente prestare attenzione a non esagerare.

Cura del corpo e dieta

Ma è difficile trovarsi in una condizione di salute ottimale: sempre Celso sostiene che la maggior parte della popolazione urbana, compresa l’élite letterata quotidianamente impegnata nello studio, comprende persone non perfettamente sane (imbecilli), soffre di qualche disturbo e che si deve sottoporre a un regime appropriato, per migliorare e tornare a essere perfettamente sani (firmi).

Gli uomini di città conducono una vita che facilmente sottopone il corpo alla stanchezza e l’anima a tensioni nervose, dunque bisogna trovare il tempo, fra i vari impegni quotidiani, anche per la cura del corpo; raccomanda infatti: «colui che nel corso del giorno è occupato in doveri domestici o civili, deve riservarsi un po’ di tempo per prender cura del corpo (curatio corporis)» (Cels. 1.2.1-5).

Celso spiega con che cosa ci si prende cura di sé: con gli esercizi prima del pranzo, con le unzioni e il bagno subito dopo, e a seguire con un po’ di riposo. Infine arriva alla descrizione dell’alimentazione corretta, che si basa sul principio della giusta misura, in quanto mangiare fino alla sazietà o astenersi totalmente sono, secondo Celso, atteggiamenti sbagliati.

Casa dei Casti Amanti
Scena di banchetto nella Casa dei Casti Amanti a Pompei.

Tra i cibi salutari egli indica i salumi, la carne e le verdure. Bandisce dalla tavola, invece, i piatti con condimento abbondante, perché stimolano maggiormente l’appetito – e questo lo dirà anche Musonio Rufo – e perché possono rallentare la digestione. Chi non ha problemi di digestione, può mangiare a suo piacimento anche la frutta, mentre tutti gli altri devono evitarla, perché può essere causa di acidità nello stomaco.

Celso, dunque, in generale non costringe il paziente che gode di buona salute, anche se impegnato in attività quotidiane che possono affaticarlo, a seguire diete particolarmente rigide: deve solamente evitare gli eccessi e prediligere alcuni tipi di cibi più salutari.

Contro il mal di testa

Quando, poi, tratta i singoli casi di malattia, dà indicazioni precise sull’alimentazione e vieta all’infermo di esporsi a fattori esterni, che possono aggravare la sua condizione di salute: per ogni morbo consiglia un particolare regime restrittivo da seguire. Chi soffre di mal di testa, per esempio, deve: non coprire il capo, evitare di esporsi al sole, preferire le unzioni e fare pochi bagni integri, ma piuttosto bagnare il capo con acqua fredda, mangiare poco cibo e di facile digestione una volta sola al giorno, bere vino dolce innacquato piuttosto che acqua pura, non leggere ad alta voce, evitare la meditazione e, infine, assolutamente non vomitare.

Il vomito e il digiuno come rimedi

Lungo tutta la sua trattazione, Celso suggerisce spesso di ricorrere al vomito (vomitus) o al digiuno (ieiunium, ieiunus) come rimedi immediati a disturbi non gravi. Il vomito, per esempio, è da lui consigliato nei casi di pesantezza allo stomaco o di nausea dovuta alla navigazione.

Raccomanda queste cure solo se servono a stare meglio a chi in generale conduce uno stile di vita misurato. Altrimenti Celso è assolutamente contrario all’abuso del vomito per poter mangiare in eccesso, provocato volontariamente e abitualmente da «coloro che ogni giorno vomitano dopo aver mangiato, per poter di nuovo ingozzarsi»; dice infatti «protesto che non si debba fare ciò (scil. ricorrere al vomito) al fine dell’intemperanza» (Cels. 1.3).


L’articolo è tratto dalla tesi di laurea magistrale “Il sistema ‘cibo’ nell’impero romano: pratica e ideologia” (pagg. 72-74) di Pamela Tedesco.

Vedi anche l’articolo correlato: Aulo Cornelio Celso: un medico nell’antica Roma.

2 commenti

  1. Interessante articolo! I concetti di giusta misura e di autodisciplina sono molto attuali..

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