Gli «uomini animali»: le discriminazioni nel Medioevo

Gli «uomini animali»: le discriminazioni nel Medioevo

In questo articolo voglio riproporre una lezione che tenni il 27 gennaio 2017, nella Giornata della Memoria, alla classe VII della Scuola elementare Pier Paolo Vergerio il Vecchio di Capodistria (in Slovenia la classe VII corrisponde al nostro secondo anno delle scuole medie inferiori). Considerati i miei studi storici, mi fu chiesto di tenere una lezione straordinaria dal titolo “Gli ebrei nella storia”: accettai molto volentieri e mi posi subito la domanda «Come tenere viva l’attenzione di quei ragazzi, sempre così vivaci e distratti, su un argomento di una certa profondità, che probabilmente considerano noioso?». La risposta mi fu immediata ed era la seguente: parlare loro degli «uomini animali».

Fortunio Liceti, De monstrorum natura, caussis, et differentiis, Libri Duo
Alcuni mostri raffigurati nell’opera di Fortunio Liceti, De monstrorum natura, caussis, et differentiis, Libri Duo (1634).

Qui tratterò soltanto dei preconcetti originatisi nell’antichità o nel medioevo, che portarono la cristianità a diffondere l’idea di «uomo animale», da cui derivarono alcune discriminazioni. Per una storia del popolo ebraico, si rimanda ad altra sede.

Pregiudizi nel medioevo

Nell’alto medioevo (476-1000 d.C.) era diffusa l’idea che ci fosse una differenza tra cristiani e non cristiani.
Si riteneva, infatti, che i cristiani fossero coloro che possedevano lo spirito, mentre conseguentemente erano «uomini animali» coloro che ne erano privi. Si pensava, inoltre, che i cristiani potessero percepire le manifestazioni dello Spirito divino; gli «uomini animali», invece, non riuscivano a farlo in quanto stupidi.

I cristiani consideravano «uomini animali» soprattutto gli ebrei e gli eretici.

Gli «uomini animali»: il caso degli ebrei

Gli ebrei erano paragonati ad animali già nel V secolo.

Gli «uomini animali» nel Medioevo
Gli animali a cui venivano paragonati i non cristiani (in particolare gli ebrei).

Prima di tutto venivano equiparati all’asino selvatico, perché erano considerati ostinati e ribelli.
I cristiani attribuivano loro una certa animalesca inaffidabilità, perché non comprendevano le verità cristiane e le rifiutavano con ostinazione. L’asino selvatico rifiutava di bere; allo stesso modo gli ebrei rifiutavano i dogmi cristiani.

I seguaci di Mosè venivano accostati anche alle locuste, perché erano visti come una massa imprecisa e aggressiva, come un popolo numeroso che sussurrava contro i cristiani. Erano sobillatori in grado di colpire subdolamente, quindi assomigliavano anche alle zanzare.

Flight of Locusts: foto di Michele Martinelli
Flight of Locusts: foto di Michele Martinelli

A un certo punto gli ebrei vennero paragonati anche al cane, in quanto si tratta di un animale servo ma non affidabile, quindi infedele e rissoso.

Furono confrontati anche con il serpente e la vipera, per la loro sordità alla parola del Cristo.
L’ostinatezza degli ebrei era tale da rischiare di contagiare, di avvelenare la Cristianità. Si comincia dunque ad attribuire loro la volontà di nuocere.

Gli ebrei furono paragonati inoltre alle api, che sono animali contradditori: da un lato producono il dolce miele, dall’altro pungono con ferocia. Erano ritenuti simili alle api, che recano dolcezza e ferocia allo stesso tempo, perché i seguaci della religione mosaica sia avevano procurato al mondo (inconsapevolmente) il “miele dolcissimo” delle Scritture e del Cristo, sia erano pericolosi in quanto peccatori impenitenti e feroci, che affliggevano il mondo con l’incomprensione di quanto essi stessi avevano prodotto.

Una conseguenza: le discriminazioni economiche e giuridiche

Già a partire dall’inizio del medioevo, l’incredulità ebraica (cioè il rifiuto di credere nella verità cristiana) ebbe delle ripercussioni nell’ambito economico. I cristiani, infatti, cominciarono a considerare gli ebrei come mercanti disonesti, avari e tenaci. Così l’incredulità ebraica divenne sinonimo, oltre che di non spiritualità («uomini animali»), anche di tradimento e avarizia.

Questa modo di considerare gli ebrei ebbe anche un riflesso giuridico: essi, infatti, furono sottoposti a un trattamento giuridico diverso (inferiore) rispetto a quello riservato ai cristiani. Furono esclusi dalla possibilità di accedere a cariche pubbliche o comunque di esercitare un potere amministrativo, giudiziario o di altro tipo.


Le fonti bibliografiche per questa lezione sono state:

GIACOMO TODESCHINI, «Spiritum non habentes»: appunti sulla bestializzazione degli ebrei nell’alto medioevo, in P. Corrao – E.I. Mineo (a cura di), Dentro e fuori la Sicilia, Studi di storia per Vincenzo D’Alessandro, Roma, Viella, 2009.

GIACOMO TODESCHINI, Licet in maxima parte adhuc bestiales: la raffigurazione degli Ebrei come non umani in alcuni testi altomedievali, «Studi Medievali» 44/3, Miscellanea in onore di C. Leonardi, pp. 1135-1150.

GIACOMO TODESCHINI, Fra stereotipi del tradimento e cristianizzazione incompiuta: appunti sull’identità degli ebrei d’Italia, in «Zakhor. Rivista di Storia degli Ebrei d’Italia» VI (2003).

2 commenti

  1. Pamela Tedesco, thanks so much for the post.Much thanks again. Really Cool.

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