Per circa cinque secoli, ogni anno, nel giorno della Sensa, a Venezia si svolgeva il rito dello Sposalizio del mare. La cerimonia era divisa in due momenti: prima il vescovo impartiva la benedizione alle acque, poi il doge contraeva il matrimonio con il mare. Tale celebrazione si svolgeva a bordo del Bucintoro, che era più di una semplice imbarcazione: era un simbolo dogale che alludeva alla potenza della Serenissima. Sposandosi con il mare, infatti, il doge riceveva una sorta di investitura sull’Adriatico, che equivaleva a confermare il dominio di Venezia su quel mare.

Ma che cosa si festeggiava nel giorno della Sensa?
Qual era il significato dello Sposalizio del mare?
E com’era fatto il Bucintoro?

La Sensa

Sensa è il termine veneziano per Ascensione.
L’Ascensione, ovvero la salita al cielo, di Gesù sarebbe avvenuta, secondo gli Atti degli Apostoli, quaranta giorni dopo la sua resurrezione. A tale episodio la Chiesa ha dedicato una festività, che si celebra – ovviamente – quaranta giorni dopo la Pasqua. Nel 2018, per esempio, l’Ascensione è stata celebrata il 10 maggio, cioè esattamente quaranta giorni dopo la Pasqua, che è stata festeggiata il 1° aprile.

Giotto, Ascensione di Gesù, Cappella degli Scrovegni, Padova
Giotto, Ascensione di Gesù, Cappella degli Scrovegni, Padova.

Nella Repubblica della Serenissima, nel giorno dell’Ascensione, si svolgeva la Festa della Sensa. Non si trattava di una festività esclusivamente religiosa: con essa si commemorava la spedizione in Dalmazia del doge Pietro Orseolo II, salpato da Venezia nell’anno 1000 proprio nel giorno della Sensa.

Durante la Festa della Sensa si svolgeva il rito dello Sposalizio del mare.

Lo Sposalizio del mare

Nel 1177, il pontefice, mentre conferiva la “investitura sull’Adriatico” al doge Sebastiano Ziani (in carica dal 1172 al 1178), recitò le seguenti parole: «sicomo el signor sposa la dona, cossì voio che vu spoxé el mar, in signification che vu si el signor de tuto el mar»(1). A questo modo stava ringraziando ufficialmente il doge per la vittoria contro la flotta imperiale nei pressi di Pirano.

Francesco Guardi, Il Bucintoro naviga verso san Nicolò di Lido, il giorno dell'Ascensione (1775-1780)
Francesco Guardi, Il Bucintoro naviga verso san Nicolò di Lido, il giorno dell’Ascensione (1775-1780).

Fu in questa occasione che nacque la tradizione dello sposalizio, il quale da rito celebrativo di ringraziamento divenne una cerimonia formale ripetuta ogni anno per secoli.
Durante la celebrazione del matrimonio, a un certo punto il doge gettava un anello d’oro nelle acque marine, pronunciando questa frase: «Desponsamus te mare, in signum veri perpetuique dominii».
Prima e dopo tale gesto simbolico, restava seduto sulla poppa del Bucintoro.

Il modello del Bucintoro al Museo Storico Navale di Venezia
Il modello del Bucintoro al Museo Storico Navale di Venezia.

L’ultimo Sposalizio del mare si compì nel 1796: questa tradizione veneziana, infatti, si spense assieme alla Serenessima, quando Napoleone arrivò in Italia alla guida dell’Armata.

Il Bucintoro

L’attestazione più antica del termine Bucentaurum risale al 1152, ma a quel tempo con esso si indicava semplicemente una barca da trasporto fluviale.
A partire almeno dal 1252, invece, il termine cambiò significato e cominciò a essere impiegato per denominare la nave per le cerimonie dogali.

Francesco Guardi, La partenza del Bucintoro dal Lido nel giorno dell'Ascensione
Francesco Guardi, La partenza del Bucintoro dal Lido nel giorno dell’Ascensione.

Si riporta una descrizione del Bucintoro della studiosa Lina Urban:

«A due ponti, uno per i rematori, l’altro per i patrizi e gli ospiti di riguardo, era dotato a prua di due speroni all’altezza della linea d’acqua e di una polena che raffigurava Venezia sotto forma di Giustizia, con spada e bilance in mano. La zona di poppa era elevata rispetto al corpo della nave, perché in quel luogo sedeva il doge. Il Bucintoro ornato da intagli e sculture, interamente dorati, era dotato, fino alla costruzione del naviglio secentesco, di una copertura centinata, il tiemo, rivestita all’esterno di velluto cremisi ricamato in oro, all’interno, di velluto azzurro con stelle d’oro. I due ultimi Bucintori, invece, erano sovrastati da una copertura fissa, decorata all’interno con pannelli lignei raffiguranti tematiche di carattere astrologico, interamente dorati e, all’esterno, dalla tradizionale copertura di velluto cremisi».

L’ultimo Bucintoro fu distrutto dai francesi nel 1798.


(1) Museo Correr di Venezia, ms. 383, c. 27v.

Bibliografia

L. Urban, Il Bucintoro: nascita e fine di un mito, in S. Graciotti (a cura di), Mito e antimito di Venezia nel bacino adriatico (secoli XV-XIX), Atti del I Convegno Italo-croato, Venezia, Fondazione Giorgio Cini, 11-13 novembre 1997, Roma 2001, pp. 105-116.

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