Il sistema cibo nell’impero romano: pratica e ideologia è il titolo della tesi di Laurea Magistrale di Pamela Tedesco, discussa il 2 luglio 2013 presso l’Università di Pisa.

In questo articolo si trovano il riassunto della tesi e i collegamenti per scaricare l’anteprima e per acquistare una copia digitale (ebook).

Riassunto della tesi

Fonti e risultati raggiunti

Al giorno d’oggi si riflette molto sul cibo in generale: diete equilibrate, diete preventive, diete vegetariane, abitudini alimentari scorrette, provenienza del cibo acquistato e così via. Questi argomenti mi prendono quotidianamente; da qui il mio interesse volto ad approfondire quali erano nell’antichità le abitudini alimentari e quanto è arrivato fino al presente del pensiero antico attorno al cibo. La concretizzazione del mio proposito è venuta con la tesi di laurea magistrale, in cui interagiscono fonti letterarie, epigrafiche e archeologiche; tramite questo lavoro infatti sono riuscita a rintracciare un filo conduttore tra le idee di età imperiale e quelle odierne sull’alimentazione, individuando le radici antiche di prassi alimentari attuali. Una questione sulla quale si riflette molto ultimamente è la crudeltà sugli animali, fonte primaria di nutrimento per gli uomini: in questa tesi si è tentato di sviluppare in modo innovativo tale argomento, utilizzando non soltanto materiali letterari ma anche archeologici.

Ercolano, Casa dei Cervi

Ercolano, Casa dei Cervi, pittura parietale, quadri di nature morte, 45-79 d.C.

Usi e concezioni alimentari

Nella prima parte (“Usi e concezioni alimentari”) si è tentato di ricostruire a grandi linee quali cibi si consumavano in età imperiale. Il punto di partenza è stato la coena Trimalchionis descritta da Petronio nel Satyricon, che è valsa da testimonianza non solo per definire quale cibo gli antichi romani mangiavano, ma anche per stimare qual era il livello di lusso raggiunto nei banchetti tenuti dalle famiglie più facoltose. Sono stati cercati confronti in altri autori, e in particolare in Varrone, Plinio il Vecchio, Marziale, Macrobio e Ateneo di Naucrati. È stato svolto inoltre un approfondimento sulla carne equina, che era esclusa dalla dieta abituale, in quanto i cavalli rappresentavano un bene fin troppo prezioso per sprecarlo a tavola. Grazie a Cesare e a Tacito sappiamo che Roma, non avendo di per sé una disponibilità sufficiente di cavalieri e destrieri, doveva ricorrere alla cavalleria delle popolazioni germaniche assoggettate, presso le quali era diffuso il culto della dea Epona. Considerati i numerosi ritrovamenti di monumenti che la raffigurano o citano, si è dimostrato che al valore pratico del cavallo si aggiungeva quello simbolico.
Dai testi considerati è emerso che all’epoca molti abusavano del cibo, perfino ricorrendo al vomito autoindotto per poter continuare a mangiare all’infinito, e spendevano ingenti somme di denaro per lo sfarzo dei banchetti. Questo stile di vita caratterizzava in particolare un gruppo sociale di quel tempo, costituito dai liberti che si erano arricchiti al punto da potersi permettere gli stessi agi dell’aristocrazia romana, ma conservavano mentalità e abitudini legate alle loro origini, quindi non sedevano a tavola con la stessa raffinatezza degli aristocratici che essi imitavano.
Sono state esaminate inoltre le testimonianze di coloro che apprezzavano piuttosto uno stile di vita frugale. Nelle Silvae il poeta Papinio Stazio racconta di aver preso parte a una cena in casa dell’amico Novio Vindice e di aver digiunato per essersi incantato davanti allo splendore di una statuetta lisippea di Ercole Epitrapezio, che in via indiretta usa per esaltare l’austerità del suo ospite e per condannare la sfrenatezza a tavola. Vista l’insistenza di Stazio sulla nobiltà della statuetta, è stato proposto un facsimile per riuscire a immaginare l’Ercole Epitrapezio in casa di Vindice. I filosofi stoici, e in particolare in età imperiale Seneca, Musonio Rufo, Epitteto e Marco Aurelio, invitavano ad adottare la giusta misura verso tutti i tipi di piaceri, compreso il cibo, indispensabile per la cura di se stessi e della propria anima. Si è evidenziato poi che le azioni degli stoici furono individuali: le leggi suntuarie, che furono emanate nel tentativo di contenere il lusso, non ottennero il successo sperato.

Marco Aurelio

Statua dell’imperatore Marco Aurelio, Roma.

Si è cercato, quindi, di spiegare la presenza delle due diverse tendenze nell’ambito della società imperiale. In breve, il modo di stare a tavola è condizionato dalla volontà di celebrare un’appartenenza sociale: nel caso dei liberti, che cercavano di imitare a tutti i costi i loro ex padroni, si trattava di condividere con i pari una felicità illusoria sfoggiando la propria ricchezza anche a tavola. Un atteggiamento simile caratterizzava anche i membri del ceto più ricco e della corte imperiale. Dalla parte opposta si trovavano coloro che invitavano alla continenza e ai pasti frugali; essi lottavano contro la sregolatezza generale, ma non si trattava di un semplice rimprovero: sentivano il bisogno di essere in grado di governare se stessi, per raggiungere la tranquillità interiore e quindi riuscire a difendersi dalle avversità esterne. Si trattò di due reazioni diverse ad altrettante situazioni di malessere, oppure si trattò di due reazioni diverse all’esigenza condivisa di dare un senso alla propria vita in un mondo che stava conoscendo una nuova realtà globale.

Curare il corpo e curare l’anima. Medicina e filosofia

Nella seconda parte (“Curare il corpo e curare l’anima. Medicina e filosofia”) si è mostrato come nei primi secoli d.C. si sia cominciato ad attribuire maggiore importanza alla dietetica, come cura preventiva per la maggior parte delle malattie.
Dopo una premessa sulle principali malattie che affliggevano l’impero romano, si è osservato che vi era uno stretto rapporto tra filosofia e medicina, perché si credeva che la mancanza di autocontrollo avesse significative ripercussioni sul corpo; viceversa si pensava che i mali del corpo potessero influire su quelli dell’anima: si rendeva dunque necessario il controllo scrupoloso di ogni aspetto della vita quotidiana, come ad esempio il cibo ingerito.
Sono stati esaminati i trattati di Plutarco, Celso e Galeno, con i quali essi raccomandavano di seguire determinati regimi dietetici, per riuscire a ottenere o mantenere una salute perfetta. Si è preso in considerazione, inoltre, la testimonianza di Elio Aristide, come caso rappresentativo di autodisciplina maniacale e di ipocondria.
Si è concluso che i medici di quell’epoca elaborarono trattati dietetici rivolti all’aristocrazia, per la quale avere un regime da seguire minuziosamente era un modo per concentrarsi su se stessi. Chi riusciva ad attenersi con rigore al regime alimentare dimostrava di avere padronanza di sé: per questo non erano soltanto i medici a dare istruzioni sui regimi, ma anche i filosofi. Da Celso a Galeno, da Musonio Rufo a Plutarco: nessuno si sottraeva alla possibilità di esprimere un giudizio personale sul rapporto che l’uomo saggio doveva avere con il cibo, perché era questa una delle problematiche dell’«età dell’interiorità».

Il cibo nella religione: sacrifici, digiuni e astinenze

sacrificio di animali

Particolare di rilievo dell’ara di Domizio Enobarbo: sacrificio di animali.

Nella terza parte (“Il cibo nella religione: sacrifici, digiuni e astinenze”) si è ragionato sul rapporto che vi era, sempre in età imperiale, tra la religione e il cibo. Per prima cosa si è ricostruito come si svolgeva il sacrificio di animali nell’antichità, esaminando fonti letterarie e archeologiche. Poi si è stabilito che sopravvivevano ancora gli insegnamenti di Pitagora, che spingevano alcuni a diventare vegetariani e a opporsi alla crudeltà verso gli animali e, di conseguenza, ai sacrifici di animali. Questi erano, per esempio, Ovidio, i seguaci della Scuola dei Sestii, e Porfirio. Si sono esaminate, inoltre, le posizioni di Plutarco e Luciano: essi scrivevano contro la superstizione e le pratiche irrazionali che essa implicava, come per esempio i sacrifici. Dopodiché si è ricordato che i primi cristiani disapprovavano il sacrificio pagano, perché lo ritenevano un’eresia e una manifestazione deplorevole di crudeltà umana, considerando in particolare la testimonianza di Tertulliano, che sosteneva l’astinenza dalla carne e proponeva un’alimentazione frugale basata sulle “xerofagie”. Pur avendo motivazioni differenti, dunque, pagani e cristiani disapprovavano parimenti l’uccisione degli animali immolati agli dei.
Si sono considerati, infine, i riferimenti di autori antichi ai sacerdoti indiani Brahmani o Gimnosofisti, che praticavano il digiuno e l’astinenza dalla carne: la dieta che essi seguivano ricorda molto il regime alimentare proposto dai filosofi stoici e da Plutarco, oppure le “xerofagie” di Tertulliano e dei primi cristiani.

Conclusione

Nella parte finale si è constatato che lo studio sul modo di pensare e accostarsi al cibo nell’antichità romana è servito innanzi tutto a stabilire che l’ideale di perfezione del corpo varia a seconda dell’epoca, dato che alcuni fattori sociali, che sono mutevoli nel tempo, lo influenzano; ha permesso inoltre di concludere che i filosofi e gli uomini di religione di ogni tempo, in genere, prediligono un ideale di magrezza, perché è indice di autocontrollo e di salute del corpo e dell’anima, e che all’insegnamento della continenza spesso è stato aggiunto quello del rispetto per gli animali, che prevede l’astinenza della carne; infine è servito a dimostrare che già nell’antichità, e maggiormente oggi, si è data grande importanza alla dietetica preventiva, perché si è capito che l’uomo tende per istinto a eccedere con il cibo, mangiando molto più di quanto sia realmente necessario alla sopravvivenza, e che un maggiore autocontrollo verso il cibo diminuisce la probabilità di ammalarsi.

Mahatma Gandhi

Mahatma Gandhi

Grazie a questi risultati è stato possibile confrontare le abitudini e le idee di oggi con quelle dell’antichità: quanto veniva raccomandato da alcuni degli autori antichi sull’alimentazione è ancora decisamente attuale. I monaci e gli asceti sono esistiti nel mondo greco-romano ed esistono tutt’ora: uno dei casi più recenti e noti è quello di Mahatma Gandhi, che con la sua Guida alla salute insegna a vivere moderatamente. Egli infatti ricorda Marco Aurelio, quando spiega che le malattie del corpo sono diretta conseguenza dei turbamenti dell’anima; o fa pensare a Galeno, quando propone la dietetica come prevenzione per la salute del corpo. Similmente a Gandhi, un medico e politico italiano di oggi, Umberto Veronesi, ha scelto la dieta vegetariana. Anche questi ricorda Galeno: entrambi hanno studiato gli effetti nocivi di un’alimentazione scorretta sulla salute e hanno proposto dei regimi dietetici precisi da seguire per ogni tipologia di malattia.


Anteprima ed ebook della tesi

Collegamento per scaricare l’anteprima: Tesi di Pamela Tedesco: Il Sistema Cibo Nell’Impero Romano: Pratica e Ideologia.

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A tavola nell'antica Roma

Copertina dell’ebook “A tavola nell’antica Roma”