Una raffigurazione di Giuseppe (Joseph) Passalacqua, il primo direttore del Museo Egizio di Berlino

Questo articolo fa parte di «Quaderni di it-Historia» 2.
Per citare l’articolo:  Una raffigurazione di Giuseppe (Joseph) Passalacqua, il primo direttore del Museo Egizio di Berlino, «Quaderni di it-Historia» 2 (5.9.2019).

Traduzione di Jan Moje, Eine Abbildung von Giuseppe (Joseph) Passalacqua, dem ersten Direktor des Ägyptischen Museums in Berlin, «Zeitschrift für ägyptische Sprache und Altertumskunde» 146, 1 (2019), 42-44.


Una raffigurazione di Giuseppe (Joseph) Passalacqua, il primo direttore del Museo Egizio di Berlino

Nel 1827, la collezione di Giuseppe (Joseph) Passalacqua [1] (*1797 – †1865), raccolta negli anni 1822-26 in una spedizione egiziana, fu acquistata dal re prussiano Friedrich Wilhelm III [2]. Ne derivò la fondazione di una sezione egizia indipendente nel castello Monbijou di Berlino[3]. Passalacqua insistette presso il sovrano che solo lui stesso era adeguatamente qualificato per allestire la collezione a Berlino, perciò il 1° luglio 1828 [4] divenne il primo direttore del Museo Egizio di Berlino. A tal riguardo il ministro prussiano Karl Freiherr vom Stein zum Altenstein scrisse una lettera, datata 7 luglio 1828, a Passalacqua:

Des Königs Majestät haben auf den Bericht des Ministeriums Ihre Anstellung als Aufseher der ägyptischen Sammlung – welche nach erfolgter Einrichtung des Königlichen Kunstmuseums der archäologischen Abtheilung desselben beigeordnet wird – mit einem Gehalte von 1000 Thalern und einer persönlichen Zulage von 600 Thalern jährlich vom 1ten Juli d. J. an zu genehmigen geruhet. Das Ministerium eröffnet Ihnen diese allerhöchste Bestimmung mit der Bemerkung, daß Sie hinsichtlich Ihrer förmlichen Dienst-Instruction und Ihrer Beeidigung das Weitere zu erwarten haben und zweifelt nicht, daß Sie bis dahin die vorkommenden Geschäfte bei der ägyptischen Sammlung mit demselben Eifer besorgen werden, den Sie bisher für diese Angelegenheiten bewiesen haben (…)” [5].

La collezione stessa fu citata per la prima volta nel novembre 1828 dall’archeologo e bibliotecario della Akademie-Bibliothek [6] Konrad Levezo in uno dei suoi numerosi articoli sulle antichità egizie di Berlino [7].

Sebbene Joseph Passalacqua sia stato quindi una delle figure centrali e più importanti nel periodo degli antefatti e degli inizi del Museo Egizio di Berlino, la sua persona non trovò molto favore durante la sua vita, come dimostrano per esempio le discussioni con Richard Lepsius [8]. Non esistono né necrologi dopo la sua morte, né una sua tomba nel cimitero Sankt-Hedwig di Berlino, dove visse dal 1821. Nell’aprile del 1865 fu sepolto in uno spazio non noto e senza documentazione.

È interessante notare che oggi non è ancora noto come fosse effettivamente Passalacqua. Solo Heinrich Brugsch, a cui il direttore del Museo Egizio diede una mano all’inizio della sua carriera egittologica,[9] e che fu un ospite frequente nel “ versatile ripostiglio”, l’appartamento di Passalacqua, annotò nelle proprie memorie, per quanto riguardava il suo aspetto esterno, che “an jedem Nachmittage auf der Promenade Unter den Linden [zeigte], wo sein ausdrucksvolles Gesicht mit dem bräunlichen Teint eines Südländers unwillkürlich die Aufmerksamkeit der Menge auf sich zog.” [10].

Successivamente, Brugsch scriveva che egli “den Eindruck einer vornehmen Persönlichkeit [erweckte] die sich bis auf die Erscheinung des äußeren Menschen erstreckte” e che egli “in seinen äußeren Auftreten trotzseiner italienischen Abstammung ein ruhiges und besonnenes Wesen zur Schau trug”[11].

Nel 1997, Harry Nehls, che lo descrisse come un “uomo senza volto”, riuscì a dimostrare che un busto di Passalacqua era stato realizzato nel 1832 dallo scultore berlinese Julius Simony (*1785 – †1835), allievo di Gottfried Schadow [12]. Putroppo il busto oggi è andato perduto; inoltre non sono note sue fotografie.

Tuttavia, a mio avviso, esiste in realtà una raffigurazione di quel commerciante di cavalli e autodidatta triestino, poi divenuto direttore museale, che fu pubblicata a partire dal 1896.

Nell’anno 1823, Passalacqua trovò, durante la sua missione di “scavo” nella tebana Asasif, la tomba intatta del principe[13] Mentuhotep della XII dinastia, i cui reperti, e in particolare i sarcofagi, rappresentarono il vertice della collezione berlinese fin dall’inizio dell’esistenza del Museo Egizio. Egli stesso disegnò una serie di diciassette acquerelli colorati, per il tempo estremamente precisi, riproducendo il contesto [del ritrovamento] nonché i singoli oggetti dalla tomba. Alcuni degli originali furono ripubblicati da Georg Steindorff nella sua rielaborazione delle tombe del 1896, altri dall’artista Sig. Lütke, che li riprodusse in bianco e nero con dei disegni a righe. Gli acquarelli sono ancora oggi conservati nell’archivio del Museo Egizio di Berlino. Tuttavia, quando nel 2013 sono stati sottoposti a scansione, ho scoperto che uno di loro è scomparso in una data indefinita. È proprio questa l’immagine che ci interessa qui, la quale dunque ci viene tramandata solo grazie alla copia nella ripubblicazione della tomba.[14] Il disegno illustra il trasporto dei reperti dalla valle di Deir el-Bahari in direzione del Nilo: sono chiaramente visibili due barche (ÄM 12, 14), due sarcofagi (ÄM 9-11), tre boccali di birra (ÄM 18-21, nell’illustrazione ancora chiusi) e una statua di una servitrice.[15] Il convoglio è preceduto da un uomo con i baffi, vestito con abiti europei e una specie di turbante, con un lungo bastone in mano. Ritengo che Passalacqua abbia ritratto se stesso in questa figura, perciò è in questo disegno che abbiamo l’unico suo ritratto, che originariamente è stato realizzato da egli stesso all’inizio del XIX secolo, ma che ci è giunto tramite la copia del signor Lütke realizzata alla fine dello medesimo secolo.

Passalacqua nel disegno di Steindorff 1896
Il disegno in Steindorff 1896.

Bibliografia

  • Bierbrier, M. L., 2012 Who was Who in Egyptology, London.
  • Brugsch, H., 1894, Mein Leben und mein Wandern, Berlin.
  • Levezow, K., 1828, “Ueber die neuesten Vermehrungen der Königlich Preussischen Sammlungen der Denkmäler alter Kunst”, Berliner Kunst-Blatt 1:11, 313.325.
  • Luft, U., 1974, “Aus der Geschichte der Berliner Papyrus-Sammlung. Erwerbungen und Ankäufe orientalischer Papyri zwischen 1828 und 1861”, Archiv für Papyrusforschung 22, 5-46.
  • Messling, G., 1997, “Die Ägyptische Abteilung im Neuen Museum. Vorgeschichte, Konzeption und Umsetzung”, Jahrbuch der Berliner Museen 39, 71-98.
  • Nehls, H., 1997, “Mann ohne Gesicht? Ein wiederentdecktes Porträt von Giuseppe Passalacqua (1797-1865)”, Berlinische Monatsschrift 6:8, 108-110.
  • Passalacqua, J., 1826, Catalogue raisonné et historique des découvertes en Égypte, Paris.
  • Steindorff, G., 1896, Grabfunde des Mittleren Reichs in den Königlichen Museen zu Berlin I: Das Grab des Mentuhotep, Berlin.
  • Zauzich, K.-Th., 1978, “Nachwort”, in: H. Brugsch, Scriptura Aegyptiorum demotica ex papyris et inscriptionibus explanata (Berlin 1848) Nachdruck Bad Honnef.
  • Zauzich, K.Th., 1986, “150 Jahre Erforschung demotischer Ostraka”, Enchoria 14, 129-134.

[1] Bierbrier 2012, 418.

[2] Passalacqua 1826: si tratta del catalogo della suddetta collezione, pubblicato in occasione della mostra nella galleria parigina Vivienne.

[3] Levezow 1828, 314.

[4] Luft 1974, 6-7.

[5] Zentralarchiv SMB, Akte I/ÄM 78. Ringrazio Ebelt-Borchert per la regolare messa a disposizione degli atti dell’Archivio centrale relativi al Museo egizio.
Nota mia: nell’estratto viene comunicato che Joseph Pasalacqua è assunto dal 1° luglio in qualità di “Soprintendente della collezione egizia” e che il suo stipendio sarà di 1000 talleri.

[6] Nota mia: Si intende la biblioteca dell’Accademia delle scienze di Berlino.

[7] Levezow 1828, 313-315.

[8] Vedi per esempio Messling 1997, 93, 95, con ulteriore bibliografia.

[9] Zauzich 1978. Per le ricerche sul demotico da parte di Passalacqua vedi anche Zauzich 1986.

[10] Brugsch 1894, 28-29.
Nota mia: nella citazione si riferisce che Passalacqua attirava l’attenzione dei Berlinesi per la sua carnagione brunastra tipica del Sud.

[11] Brugsch 1894, 28, 32.
Nota mia: Brugsch evidenziava che Passalacqua esteriormente si mostrava come una persona distinta, tranquilla e posata.

[12] Nehls 1997.

[13] Nota mia: Nel contributo originale il termine utilizzato è “Gutsvorstehers”. Sull’identità della mummia c’è molta incertezza: gli studiosi parlano talvolta di “regina”, talaltra di “sacerdote”, almeno una volta di “maggiordomo”.

[14] Steindorff 1896, 1.

[15] Steindorff 1896, 1.

Pamela Tedesco

Storica e scrittrice, Pamela Tedesco è l’autrice del sito it-Historia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *